Regime Forfettario: limiti di fatturato, durata e INPS nel 2018

Regime Forfettario: limiti di fatturato, durata e INPS nel 2018

Abbiamo già parlato di Regime Forfettario e di come questo semplifichi sensibilmente i freelance che lavorano dell’ambito del web e della grafica. Questa volta ho deciso di approfondire l’argomento con l’aiuto di Stefania Sibilio, che ha scritto per noi questo interessantissimo guest post proprio sul Regime Forfettario e sulle novità introdotte nel 2018.

Buona lettura!

Il Regime dei Minimi è stato recentemente sostituito dal Regime Forfettario: quali sono le differenze e quali sono le regole che saranno ancora valide? Analizziamo tutte le novità del nuovo Regime Agevolato Forfettario del 2018.

Il Regime Forfettario: la novità del 2015

Il Regime Forfettario in realtà è stato inaugurato nel 2015. Nato come il sostituto del Regime dei Minimi, ha trovato l’opposizione delle Associazioni di Categoria che sono riuscite a bloccare la Riforma Fiscale. Il principale punto di opposizione? Le associazioni avevano riscontrato poche agevolazioni e molti errori nel nuovo regime.
Grazie ad una manovra finanziaria correttiva, il vecchio Regime dei Minimi è stato reintrodotto e il Regime Forfettario è stato modificato e re-introdotto ufficialmente nel 2016.
Da questo momento in poi, non è più possibile attivare il Regime dei Minimi ma solo quello Forfettario.

Ma quali sono le differenze tra il Regime dei Minimi e il Regime Forfettario e cosa succede alla partita IVA di coloro che si trovano già nel Regime dei Minimi?

Limite di fatturato annuo nel Regime Forfettario: differente in base all’attività

I contribuenti con partita IVA nel Regime dei Minimi dovevano rispettare un limite annuo di ricavi fisso di 30.000 €.
Nel Regime Forfettario non esiste più un unico limite, ma lo Stato Italiano – per rispondere alle diverse esigenze dei consumatori – ha stabilito dei differenti limiti di reddito in base alla classificazione delle attività definite dal Codice ATECO. I nuovi limiti di fatturato sono ora compresi tra i 25.000 € e i 50.000 €.

Non solo 5 anni, ma tutta la vita!

Il nuovo Regime Forfettario ha una sostanziale differenza con il Regime dei Minimi: la sua durata. Precedentemente era possibile usufruire del regime agevolato fino ai 35 anni di età oppure fino a 5 anni di attività (per coloro che avevano più di 35 anni). Ora non più, ma il regime è comunque ancora accessibile. Nel Regime dei Minimi, allo scadere del termine, era obbligatorio passare al regime semplificato. Nel Regime Forfettario è obbligatorio il passaggio solamente nel caso non si rispettino i requisiti del regime.

L’aliquota al 5% è ancora attiva?

Seconda differenza: nel Regime dei Minimi l’imposta era sempre al 5%, mentre nel Regime Forfettario l’imposta sostitutiva sarà del 5% solo nei primi cinque anni, per poi passare al 15% negli anni successivi. Questa è un’imposta decisamente agevolata e bisogna considerare che sarà utilizzabile per tutta la vita contributiva e non solo per un certo periodo di tempo!

Regime Forfettario e deduzione delle spese per l’attività

Una caratteristica unica e peculiare del Regime Forfettario è la deduzione dei costi aziendali. Nel Regime dei Minimi era possibile dedurre i costi di attività: i costi aziendali erano deducibili al 100%, mentre i costi promiscui (quelli che potevano essere utilizzati anche nella vita privata del contribuente) erano deducibili al 50%.
Nel Regime Forfettario lo Stato ha introdotto dei costi “forfettari”, e cioè una percentuale fissa che dipende dalla tipologia di attività così come classificata dal Codice ATECO. Per determinare a quanto ammontano le spese forfettarie deducibili per una determinata attività lavorativa, bisogna identificare il coefficiente di redditività di quell’attività, così come classificate dal Codice ATECO, definendo in questo modo il reddito imponibile sul quale poi calcolare le tasse dovute.

E coloro che hanno già una partita IVA nel Regime dei Minimi?

Per coloro che arrivano al 2016 avendo già una partita IVA nel Regime dei Minimi, sono state previste due possibilità: o restare nel proprio regime sino al termine previsto, oppure migrare al nuovo Regime Forfettario.

È conveniente passare dal Regime dei Minimi al Regime Forfettario?

Non c’è una risposta univoca a questa domanda, perché tutto dipende dalla tua attività. Per questo ti suggeriamo di chiedere una consulenza ad esperti fiscali o aziende di settore, come Fiscozen, che ti aiuteranno a capire con quale regime fiscale pagherai meno tasse e sapranno indirizzarti verso la soluzione più adatta alle tue esigenze.

Contributi previdenziali ed esempio di spesa nel Regime Forfettario

Il Regime Forfettario è decisamente conveniente se si considera l’imposta sostitutiva così bassa e le spese già dedotte anche se non sostenute. A questo costo, per la tua partita IVA, dovrai aggiungere anche i contributi previdenziali che in Italia sono obbligatori. I contributi vanno versati alla cassa previdenziale di riferimento, che varia in base alla tipologia di attività lavorativa.

Prendiamo ad esempio un Web Designer che lavora come libero professionista e che deve aprire partita IVA. In questo caso, non avendo il Web Designer una cassa previdenziale di riferimento, dovrà iscriversi alla gestione separata INPS. Questa prevede un versamento sul reddito con aliquota del 25,72%: questo significa che il 25,75% di quello che guadagni deve essere versata alla cassa di previdenza. Non preoccuparti però, consideralo un investimento per il tuo futuro!

Vediamo di seguito un esempio pratico di un Web Designer al suo secondo anno di attività. Prima però una specificazione per rendere più chiara la tabella che segue: in Italia vige il metodo storico per il versamento delle tasse, ciò significa che si paga in riferimento all’anno precedente della dichiarazione dei redditi e, in più, si versa un anticipo dell’80% come acconto per l’anno in corso.
Ti ricordiamo inoltre che il Web Designer ha un Codice ATECO 74.10.21 “Attività dei disegnatori grafici di pagine web” e il tuo coefficiente di redditività è del 78%.

II°ANNO
Reddito: 12.000 €
Redito Netto: 9.360 €
1.604,9 €
Saldo GS INPS
I anno (con reddito di 8.000 €)
+
1.283,9 €
Acconto GS INPS II anno (80%)
Reddito Imponibile 6.471 €
(Lordo-INPS)
312 €
Saldo Imposta sostitutiva
I anno
+
312 €
Acconto imposta sostitutiva II anno
Tasse da pagare: 3.513 €

 

Per approfondimenti: Regime forfettario: in quali casi è meglio scegliere questo regime fiscale?

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